venerdì 21 gennaio 2011

Giovedi

Carissimi tutti,
questa sera non riusciamo a scrivere sul blog e ci leggerete forse domani sera. Siamo in un centro di accoglienza di Kayes, cittadina del Mali. Il centro è a dir poco spartano, missionario di una chiesa molto povera. Abbiamo lasciato presto Francesco e JeanMaurice e ci siamo avvicinati alla frontiera del Mali. Strada buona qualche buca verso la frontiera. Arriviamo a Kidira e vediamo il ponte della frontiera, sbadati proviamo a passare e il poliziotto si sbraccia e fischia per bloccarci. Un po’ di paura ed invece ci sorride e ci dice tipicamente all’africana “on est ensemble”. Siamo indirizzati al commissariato e siamo accolti con sorrisi e complimenti perché “italiani” “brava gente non come i francesi” ci dicono. Timbri strette di mano e continuiamo verso il ponte finalmente si passa e ci aspetta la frontiera del Mali, la prima era per poter uscire dal Senegal. Anche in Mali l’accoglienza è buona, si paga anche poco e le cose sembrano chiare. Si stupiscono che tre su 5 si chiamano Margaria e quando riconoscono il papà si mettono a ridere guardando Luca dicendogli che non sembra il figlio ma quasi lui il padre. Complimento apprezzato da papà non troppo da Luca. Gli propongono di far dello sport anche se “le macchine nuove” non sono più come quelle di un tempo… (la traduzione di ciò che il doganiere ha detto non è proprio letterale). Ridiamo e ci rimettiamo per strada arrivando presto a destinazione: Kayes.
Viaggiando dalla missione di Francesco la sensazione era un misto di ringraziamento per l’accoglienza delle missioni. È stato bello condividere con padre Francesco e Jean-Maurice le loro attività. Con Francesco abbiamo fatto il giro della cittadina e visto ambienti e luoghi molto simili a quelli di Mora. L’altra sensazione che ha accompagnato il viaggio era l’apprensione in vista della frontiera da passare. Le frontiere sono sempre un po’ luoghi dove ti senti in balia degli altri, impotente di fronte a chi se vuole ha il potere di bloccarti o di lasciarti passare. Luoghi in cui anche se la legge è dalla tua parte, si può sempre essere fermati. Nel momento in cui abbiamo passato il confine però, il pensiero è andato a tutti i camionisti che erano accampati lì. C’era chi aveva montato il letto o l’amaca sotto il camion e dormiva aspettando il proprio turno che non si sapeva bene quando sarebbe arrivato. Abbiamo pensato a Claudio Villar che fa il camionista e avrebbe dovuto fare il viaggio con noi. Qui la vita da camionista è proprio dura. Si sa quando si parte ma mai quando si arriva sia per le condizioni dei mezzi (i camion sono pazzeschi. Viaggiano con carichi impressionanti e cadono a pezzi), sia per le strade che alle volte hanno delle buche dove ci starebbero delle auto intere.
Per sta sera basta. Dopo il caffè preparato da Dino con la moka portata apposta per questi momenti e dopo aver preparato la caffettiera per domani mattini andiamo a letto. Domani ci aspettano 600 km per arrivare a Bamako.
Un abbraccio a tutti.
I cinque pellegrini per caso






















1 commento:

  1. Bene, anche oggi ci avete dato la possibilità di fare un pezzo di strada con voi e di condividere le vostre emozioni. Anche di riflettere su tutte le comodità che abbiamo e neanche ce ne rendiamo conto. Speriamo che lo spirito che vi ha portati fino a qui continui a seguirvi e che la stanchezza non renda troppo difficile il vostro cammino...coraggio la meta si avvicina!!!(e per noi il vostro ritorno...)

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