domenica 23 settembre 2018

23 settembre Domenica

Dino fiero del suo lavoro qualche anno dopo...

Salendo nel campanie della cattedrale

La centrale delle campane e del campanile

Vigneti

Padre Cesare

La Cattedrale

Chiacchierando con Giovanna

Ormai tanta povertà: le case della gente dei villaggi

Trattori alla fattoria dei padri della Consolata

Spaccalegna di Pezzolato!

Approcci, bellissimo vedere come il "notro modo" è compreso da tutti! Oppure è il savoir faire di Roberto

Quando la televisione c'era solo in parrocchia!

Messa domencale dalle suore

Salutiamo padre Evaristo


Carissimi tutti,
siamo seduti in un piccolo parlatorio nella casa bellissima delle suore di Iringa. Raccogliamo le idee al termine di questa giornata piena e bella. Iniziamo presto anche oggi e dopo un'abbondante colazione, sapendo che non avremmo fatto pranzo, partiamo per andare ad incontrare padre Cesare, un passionista dal quaale Dino aveva alloggiato quando nel 1996 era stato qui per mettere le campane alla cattedrale. Arrivando da loro sembra di essere ai piedi delle langhe, vigneti bellissimi che producono un'uva dolce che serve per un buon vino. Sono i padri della consolata che oltre 50anni fa avevano scoperto che qui l'uva poteva vivere e produrre. Ora in alcuni campi sperimentali la vite dà fino a quattro volte l'anno. I padri hanno una grande scuola e una tenuta vicino alle suore di Ivrea. Posto bellissimo e molto ben tenuto. Salutiamo padre Cesare dopo aver comprato del vino da portare alle suore e ci spostiamo alla Cattedrale dove Dino fattosi riconoscere sale sul campanile a fare alcune verifiche e alcune riparazioni veloci mentre noi incontriamo Giovanna, laica di bergamo qui dal 1972 sposata con Nino un pugliese incontrato qui. Hanno due figlie una sta facendo le scuole qui e Agnese la più grande finisce qust'anno a Londra le superiori. Persona splendida appassionata del lavoro e della vita qui a Dodoma. Segue un'associazione per ragazzi di strada col marito, un lavoro capillare veramente con gli ultimi e nascosti poveri. Così si fanno le 11 e con padre Evaristo partiamo per Iringa. Una strada terminata da pochi anni che lasciando Dodoma alle spalle sale pian piano per 250 km verso le montagne di Iringa luogo fresco e accogliente. Non facciamo tappe forse perchè il padre ha voglia di farci vedere il suo centro in cui lavora. Centro che accoglie orfani e porta avanti una piccola scuola tecnica. La chiesa è stata fatta da un padre di Savigliano che anni fa aveva intuito l'importanza del luogo e aveva comprato molta terra. Una bella e simpatica fattoria accanto alla scuola. Questo luogo ci ricorda quasi le riduzioni dei Gesuiti: una chiesa una scuola una fattoria e tanta gente che comincia a girare attorno lontano (10km) dalla città. Il padre ci diceva che questa lontananza aiuta soprattutto i ragazzi più difficili e disadattati a sentirsi parte di una famiglia.
Lasciamo il centro dei padri della Consolata e arriviamo a Iringa, un giro in città veloce e poi dalle suore che ci attendono con tanta gioia: è da tanto che vi aspettiamo, dal 2013 quando ci avete mandato la macchina, il RAV4 che abbiamo visto subito arrivando. Poi una semplice messa nella cappella delle suore, qui sono soprattutto le anziane che hanno un posto fresco e protetto in cui passare l'ultima parte della loro vita. Una ha 96 anni ed è originaria di Bagnolo, sulla sedia a rotelle per un problema a una gamba e che ci parla a lungo di nostra zia di cui era molto amica. Salutiamo padre Evaristo a cui lasciamo qualcosa per il centro e per il viaggio, ci saluta emozionato per questi giorni passati insieme. Quante cose ha saputo raccontarci, all'africana, da tanzaniano di ciò che vedevamo e di ciò di cui chiedevamo. Proprio un bell'incontro di cui siamo grati. Ora ci ha consegnati alle suore che domani ci faranno vedere alcune cose importanti che seguono. Qui c'è tanta storia della chiesa di Tanzania ed è un contesto particolare: le prime chiese sono state fatte prima del Concilio cioè prima del 1965, i padri nel 2019 faranno cento anni di presenza qui e si vede nelle strutture e in tante piccole cose che dicono una storia particolare ormai passata quasi ovunque a preti diocesani. In ultimo abbiamo telefonato a Dar per sapere se c'erano novità, per ora nulla. Contiamo di prendere un pullman martedì alle 7 per arrivare in procura prima di notte e poi... si spera di poter avere i mezzi altrimenti non sappiamo cosa sarà di noi. Vedremo e vi racconteremo. Grazie a chi ci legge e ci sostiene, andiamo a nanna, qui è fresco da dover mettere la felpa..

sabato 22 settembre 2018

Sabato 22

Cambio ruota...

Paesaggi africani conosciuti

Serata in pizzeria tutto ottimo

Il futuro è in mano ai giovani


Fratel Sandro

Padre Zanetti


Valvaraita pneus

E' più facile cambiare la gomma alle mucche


Carissimi tutti

Vi scriviamo da un albergo di Dodoma dove le suore della consolata tramite Giovanna (una signora italiana che è arrivata qui giovane cooperante e adesso continua a lavorare per i ragazzi di strada finanziandosi anche attraverso una pizzeria in cui siamo andati a mangiare questa sera) ci hanno prenotato.
Questa mattina siamo partiti alle 6,30 da Dar es Salam con il padre Evaristo per Dodoma. Uscire da  Dar non è stato per nulla facile. Già partendo a quell'ora c'era parecchio traffico e in più per parecchi chilometri i limiti sono a 50 km/h con una massiccia presenza di polizia sulla strada a controllare soprattutto la velocità. Quindi ci siamo messi in coda e bravi bravi e siamo usciti da Dar impiegandoci più di un ora.
A Morogoro ci siamo fermati per fare colazione nel seminario della consolata dove ci ha accolto fratello Sandro. Il mondo è proprio piccolo dato che aveva fatto il noviziato nel lontano 1968 alla Certosa di Pesio e in più conosceva molto bene padre Daniele Giolitti per averlo incontrato quando si era affacciato alla Consolata per decidere della sua vocazione. Sempre bello scoprire amici comuni e far sì che le persone incontrate diventino nuovi amici.
Ripartiti siamo ancora andati a salutare padre Zanetti (trevigiano) al noviziato della Consolata. Nei suoi occhi si poteva leggere la storia della presenza della Consolata in Tanzania dato che è dal 1967 che si trova qui in diversi luoghi.
Ripartiti definitivamente da Morogoro riprendevamo la strada per Dodoma ma dopo qualche km l'auto ha cominciato a sbandare sull'asfalto  reso insidioso dal passaggio di tanti mezzi pesanti che lo avevano segnato con profondi solchi. Avevamo bucato. Accostarsi su una strada africana è sempre una piccola impresa dato che le scarpate sono profonde e taglienti. Scesi dalla carreggiata della strada ci mettevamo al lavoro. Sembravamo quasi i meccanici di Formula Uno tranne per una piccola differenza. I meccanici ci Formaula Uno sono efficienti anche perchè hanno dei mezzi super efficienti mentre a noi mancava la cosa più fondamentale: il crick. Non è che non ci fosse, ma quello che c'era non riusciva a sollevare la macchina in modo tale da poter sostituire la ruota. Pensare che sulla macchina che è nel container abbiamo ben due crick! Abbiamo provato in tutti i modi, con pietre sotto le balestre e scavando un buco. Alla fine abbiamo fermato un'auto per chiederlo in prestito.
Finito tutto sotto gli occhi di una piccola folla di pastori masai, siamo ripartiti pet fermaci al primo gommista sulla strada. Tra una fermata e l'altra abbiamo perso più di un ora e così siamo arrivati a Dodoma solo verso le 18. 12 ore per fare 450 km. Non male.
Arrivati a Dodoma e dopo una doccia siamo andati a fare cena nella pizzeria di Giovanna. Durante la cena si è creato immediatamente il bel clima di quando si è in viaggio allegro e scherzoso con Roberto che dava il meglio si sè con battute e considerazioni che sanno strappare una risata a chiunque.
Adesso siamo in albergo e tra poco andremo a dormire.
Domani andremo a vedere le campane della cattedrale montate da Dino nel 1996 e andremo a visitare padre Cesare che conosce Dino e qui a Dodoma fa dell'ottimo vino. Incontreremo Giovanna della pizzeria e poi ci incammineremo verso Iringa dove ci attendono le suore.
Vi racconteremo.
A domani e grazie dei messaggi di incoraggiamento che ci avete inviato.