giovedì 14 febbraio 2013

Notizie dal cellure di Claudio:
"Siamo alla meta, domani cerchiamo un computer per scrivere. Siamo a Dar es Salam. Un abbraccio a tutti".
Dopo questo breve messaggio non mi rimane che augurare e tutti buona notte. Cate

lunedì 11 febbraio 2013


Carissimi tutti

Siamo a Nanyuki nella casa della diocesi di Marsabit pensata per dare la possibilità di una sosta a chi da Marsabit scendeva a Nairobi. È una bella casa, molto più bella di tanti alberghi dove in questo viaggio abbiamo dormito. Accoglienza ottima anche grazie alla telefonata di Patrizia che aveva prenotato per noi.
La tappa è stata di nuovo impegnativa. 130km di pista dura come quella di ieri che ha messo a dura prova i mezzi e i nostri fisici. Quando abbiamo visto l’asfalto abbiamo allargato le braccia. Lo sospiravamo già da tanti chilometri.
Dopo aver fatto manutenzione ai mezzi, abbiamo preso le cartine geografiche in mano e abbiamo cominciato a vedere come fare per il problema del passaporto di Luca. Grazie a Dio, ci sono tanti amici in giro per il mondo e domani ci sarà un amico di Alfio che verrà a prenderci all’entrata di Nairobi per accompagnarci all’ambasciata italiana. Sta mattina Patrizia ha telefonato in ambasciata per chiedere chiarimenti e per vedere cosa si può fare. Per fare un nuovo passaporto è necessario 10-15 giorni, ma è possibile fare un “foglio di via” per poter uscire dal Kenia. Ora si deve vedere se è possibile entrare in Tanzania con quel foglio oppure no. Lo sapremo solo domani. Speriamo in bene.
Domani comunque ci divideremo: Luca e Claudio andranno in Ambasciata, Alfio, Dino e Giovanni continueranno come da calendario. Queste decisioni sono sempre difficili da prendere, ma alle volte è necessario farlo. Anche questo prova la nostra solidità quasi come i chilometri di pista che ormai ci stanno alle spalle. Vedremo come evolveranno le cose. Domani mattina ci sarà il responso definitivo. Poi vedremo come fare.
Adesso andiamo a dormire stanchi dopo tanti chilometri sulle spalle e della tensione dovuta ai tanti problemi da risolvere.
Grazie di sostenerci e di esserci vicino.
Un abbraccio a tutti 

Ecco la pista che ci ha distrutto

Ecco come ci si riduce dopo la pista. Ma il sorriso c'è sempre. Grazie Alfio

In più la terra rossa si mette ovunque

Si studia dove passare...

Il centauro

Piccola sosta per rifocillarci un po'

Con Padre Tallone

Comunque vada abbiamo passato l'equatore

domenica 10 febbraio 2013

Carissimi tutti,
siamo a Marsabit dopo una buona cena con tutti i missionari di questa zona. Bellissimo soprattutto dopo una giornata come oggi. Continuiamo a vivere delle domeniche intense.
Oggi siam partiti da Moyale presto con paura per la strada. Strada che tutti ricordano come orribile e difficile. Effettivamente non si e' smentita. Indescrividile, 250 km di pietre sabbia salti buche. Per chi conosce la via dei cannoni bene credo che in alcuni tratti sia piu' bella.
Visto il problema del passaporto di Luca, stiamo decidendo come dividerci per poter andare all'ambasciata. Queste non sono decisioni semplici. Domani andremo ancora a Naniuki tutti insieme e poi potendo telefonare agli uffici dell'ambasciata decideremo come fare. Speriamo che non sia troppo difficile avere il foglio al posto del passaporto altrimenti si dovranno prendere ulteriori decisioni. Speriamo che tutto possa andare per il meglio.
Questo viaggio sembra proprio diseminato di imprevisti difficili da risolvere e che mettono a dura prova anche la nostra pazienza e resistenza psicologica. Meno male che sulla nostra strada abbiamo, per adesso sempre trovato persone disposte a darci una mano.
Adesso andiamo a dormire perche domani ci aspettano ancora 130 km di pista abbastanza impegnativa e poi asfalto fino a destinazione.
Passeremo l'equatore e arriveremo ai piedi del Monte Kenya. Speriamo che si lasci vedere dato che sovente c'e nebbia.
Buona notte a tutti e grazie del sostegno.
Un abbraccio






 

Carissimi tutti,

certamente non pubblicheremo questa sera ma forse , lo speriamo domani sera. Oggi giornata particolare finita con un gran problema.

Partiti presto da Dila dopo aver salutato fratel Sergio e tutto il gruppo dei salesiani abbiamo cominciato a salire tra piantagioni di caffè, profumo meraviglioso. Fratel Sergio ci diceva che subito dopo Dila per almeno 40km è la patria del Barolo del caffè. Un funzionario della illy caffè confidava sempre a Sergio: “un Kg di questo caffè corregge un quintale dell’altro”. Vallate intere che lasciano intravedere piantagioni e lavorazione prima della vendita. Purtroppo sembra che chi guadagna veramente sono solo “i mulini” dove lo lavorano.

La strada sale, sale sempre, non sempre bella anzi spesso molto rovinata ma si avanza. Siam saliti fino a 3000m un altipiano dai colori di alta montagna ma col paesaggio da savana. Poi km di pista a fianco della strada che stanno aggiustando. Fortunatamente pista veloce e abbastanza piacevole. Sosta dopo 200km e ripresa verso la meta. Ci doveva essere una tappa a metà invece l’unico paese segnato in carta è risultato un piccolissimo villaggio prima di una depressione che ci ha portati verso Moyale città metà etiope e metà keniota. Tutto era andato bene, alle 14.30 eravamo alla meta e in frontiera ma… Luca non trova il passaporto, forse perso o rubato in una tappa! Doccia fredda anzi panico, non escono le lacrime solo perché fa caldo. Ora che fare? Ci sembra impossibile come è potuto succedere? Non sappiamo come ma la realtà è così e bisogna cercare di far qualcosa. Contattiamo tramite un cambiavalute il sacerdote diocesano che ci aspetta. Arriva subito, telefona in frontiera e cosa per noi impossibile il funzionario capisce e ci fa passare in Kenya ma… la frontiera è già chiusa, una telefonata e il ragazzo ritorna apre l’ufficio ci compila i fogli e ci fa passare. CI resta la frontiera Keniota, sembra non esserci problemi ma… la frontiera compila tutto ma ci vuole la dichiarazione di smarrimento poi dovremo passare a Nairobi sperando che l’ambasciata italiana faccia presto… SI va in città dalla polizia ma tutto chiuso, una telefonata e si rimanda a sera. Ora Luca è con p. Eduardo cercando di avere il lasciapassare così proveremo  a partire per Marsabit. La strada ci dicono è molto brutta ma ci rassicurano che si fa piano piano. Se riusciamo a partire ci sarà con noi una suora che ci ha chiesto un passaggio così sarà utile per la strada. L’accolgienza è stata ottima tra un po’ di inglese, di italiano e di francese perché un seminarista che lavora qui ha studiato in Congo. Mentre scriviamo ci sembra impossibile ma è proprio così e non sappiamo bene come avanzeremo.

Questa è la cronaca tanti sentimenti ci accompagnano ci investono. Un viaggio che sembra avere una cosa buona e dieci storte. Si salvano gli incontri, la loro intensità e bellezza il resto lo racconteremo a voce, quando ci vedremo.
 
Luca e appena tornato e ha un lasciapassare per il Kenya incredibile, da noi sarebbe una cosa impensabile. Ora fino a Nairobi andiamo poi si vedra'.

Per ora un abbraccio a tutti

 

venerdì 8 febbraio 2013



Carissimi tutti

Siamo a Dilla dai padri salesiani dopo una tappa non troppo lunga ma impegnativa. Sta mattina abbiamo iniziato con la messa nella cappella della casa provinciale delle suore comboniane. Messa in inglese che ci ha fatto sentire quanto ci manca questa lingua. Meno male che a colazione si è potuto parlare italiano, perché altrimenti la nostra comunicazione sarebbe stata molto limitata. Questa è un’altra diversità dal viaggio fatto due anni fa. Il non saper comunicare se non lo stretto necessario per poter chiedere informazioni sulla strada da percorrere, fa fare un bagno di umiltà e fa pensare a quanto deve essere difficile arrivare in un paese dove non si riesce a farsi comprendere. Sarebbe importante ricordarcelo un po’ più sovente.
Dopo una buona colazione con un ottimo caffè abbiamo nuovamente caricato la macchina e le moto lasciando alle suore qualche pacco di vestiti per i bambini delle loro missioni. Dato che in Etiopia fa molto freddo, vista l’altitudine, siamo rimasti d’accordo con suor Mariolina di rimanere in contatto per pensare di inviare dei pacchi con coperte e babbucce di lana per i bambini dei villaggi da loro serviti. Potrebbe essere una buona idea per il “gruppo del mercoledì” di Sampeyre.
Il momento dei saluti è sempre difficile anche se la persona che si deve salutare è da poco che la si conosce; questo è successo un po’ con suor Mariolina. Con lei si è creato subito una sintonia su tante cose. Speriamo veramente di rimanere in contatto anche per un possibile viaggio in Etiopia del gruppo “Perché no?”. Dopo averci dato le direttive per uscire da Addis Abeba, siamo partiti e senza accorgerci ci siamo persi nel traffico della capitale. Meno male che la gente è molto gentile e disponibile a dare una mano a un gruppo di disperati come noi.
La strada che abbiamo percorso seguiva per i primi 70 km quella che collega la capitale a Gibuti, quindi molto trafficata. L’inquinamento è impressionante e viaggiare dietro a camion che quando accelerano non li si vede nemmeno più, ci ha riempito i polmoni sporcizia. Arrivati a Mojo abbiamo preso la strada che ci condurrà domani a Mojale. In 100 km il paesaggio è passato dalla steppa dell’altopiano della capitale alla foresta. Il verde ci ha colpito immediatamente e ci ha riempito gli occhi. La terra si è fatta rossa.
Trovare la missione salesiana di Dila non è stata difficile anche perché la chiesa ha un campanile che svetta al di sopra di tutto. Se il mondo è bello perché è vario, quello della missione e del modo di viverla è la varietà allo stato puro. Il mondo salesiano colpisce sempre per la sua efficienza e la sua capacità di impiantare anche nel posto più lontano delle scuole tecniche e non solo, da far invidia all’Europa. Fratel Sergio, il salesiano che ci ha accolto e che viene da Alba, qui è un’istituzione. Tutti quelli che hanno un problema elettronico o elettrotecnico, vengono da lui perché lo risolva. Ormai è da 20 anni che è qui e i suoi allievi sono già tutti nel mondo del lavoro a cavarsela. Oggi accompagnandoci a vedere le strutture della missione, ci ha raccontato un po’ la sua vita ed è stato bello ascoltare le sue storie legate soprattutto al mondo del lavoro. Ci faceva notare che qui, come in quasi tutti i paesi d’Africa, ciò che manca sono i tecnici capaci di riparare i mezzi quando non funzionano più. La loro scuola diventa, non solo per la città di Dila, ma anche per tutta la regione, molto importante.
Adesso andiamo a dormire. Siamo tutti stanchi e domani ci attendo circa 400 km di strada e la dogana con il Kenia. Dovremmo andare a dormire a Mojale nella parte keniota. Le informazioni sulle condizioni della strada, sono abbastanza buone. Ci dovrebbe essere asfalto quasi ovunque, tranne in un tratto dove stanno rifacendo il fondo stradale. Speriamo di potervi dare notizie buone domani sera.
Un abbraccio a tutti 

Salutiamo e chiediamo informazioni sulla strada a suor Mariolina

La chiesa e il campanile della missione salesiana di Dila

Piantagione di ananas della missione

Fratel Sergio, salesiano di origini albesi

Tratto di strada verso Dila

Le scuole della missione

Fratel Sergio ci racconta con passione del suo lavoro

L`ananas sulla pianta. Tutto qui e rigoglioso

Carissimi tutti,
siamo ad Addis Abeba nella casa delle suore Comboniane, accoglienza bellissima come sempre e casa bella. Sapere di arrivare ed essere attesi è sempre meglio che finire in un albergo se pur bello. Ma andiamo con calma.
Partenza alle 7.30 da Bahir Dar dopo una ottima colazione. Per un po’ di ore reggeremo. Primo tratto di strada molto bello su altipiani panorami incantevoli ma soprattutto un popolo intero in cammino. Per strada c’è di tutto dai bambini agli anziani e con poco senso del pericolo… Tanti scalzi a cercare un terreno non pieno di pietre subito fuori della striscia d’asfalto. Dopo due ore il fiuto di Luca ci permette di trovar benzina e questo ci rincuora ne abbiamo fino a destinazione. Purtroppo la strada si fa brutta brutta e si rallenta alcuni tratti sterrati con pietre grandi e soprattutto tante ondulazioni di asfalto rotto. Dopo un centinaio di km in due ore scendiamo nella depressione che ci porterà ad attraversare il Nilo dopo 1200m di discesa mozzafiato tra camion stracarichi che si frenano a fatica. Al fondo dai 25° degli altipiani arriviamo a 36° e ricominciamo a risalire dopo aver attraversato il nilo che qui si è fatto piccolo. Si sale e si sale… di nuovo fino a 2400m, la temperatura scende a 18° e la strada si fa bella e non troppo frequentata. Non ci fermiamo più fino a 20Km da Addis Abeba dove troviamo benzina. Abbiamo percorso circa 500km in luoghi bellissimi. La depressione del Nilo è impressionante e la strada è pericolosa se ci si ferma  per i babuini… Basta risalire e lasciano il posto a tanti animali, mucche pecore capre cavalli e asini. Inoltre sempre e ovunque gente che cammina e cammina. Qui le donne si vedono, generalmente hanno lineamenti delicati e belli ma sono “mezzi di trasporto” cariche di ogni cosa soprattutto di bidoni d’acqua. È impressionante quanto lavorino. Nel mondo mussulmano non le vedi qui lavorano per tre. Abbiamo anche notato che si cominciano a vedere ubriachi cosa che non si vede in Egitto e Sudan. Un altro mondo come ci ha detto un ragazzo in frontiera ieri: qui in Etiopia è meglio: alcol e donne sono libere.
Siamo arrivati ora da una cena in un locale tipico etiope (per turisti) in compagnia di suor Mariolina. Serata indimenticabile soprattutto per la bellezza di condividere tante cose con lei, ascoltando un po’ della sua esperienza in Etiopia.
Adesso andiamo a dormire contenti di essere arrivati fino qui.
Abbiamo sentito Gianluca che ci ha detto che non è riuscito a partire a causa di mal tempo: proprio un duro colpo per tutti noi. Speriamo che ci sia una “prossima” volta. Un abbraccio a lui e ad Alessia.
A presto. Un abbraccio a tutti

L`altopiano etiope, oltre 2300 metri

Risalendo la depressione del Nilo, i babuini

Si trebbia il tieff, cereale tradizionale etiope

Alfio, saggiamente chiude la fila

La strada non e sempre bella

Il ponte sul Nilo alla fine di 1200 metri di discesa

mercoledì 6 febbraio 2013

Carissimi tutti

siamo in albergo a Dahir Bar in Etiopia. Siamo al bar dell'albergo condividendo con altri la partita della coppa d'Africa Ghana contro Burkina Faso. Siamo tutti molto stanchi.
La giornata è iniziata molto presto e non era ancora giorno e già eravamo per strada. Il programma prevedeva 160 km, poi frontiera tra Sudan Etiopia e poi 350 km in Etiopia.
La frontiera non è stata difficile da passare. Tutti erano molto gentili. Controlli alla polizia della sicurezza, Dogana, e passaporti e poi abbiamo attraversato il ponte e l'Etiopia ci ha accolti con un'agente della polizia molto carina che ci ha dato il benvenuti. Una presenza femminile in un ufficio e poi le croci al petto della gente e sui muri ci hanno subito fatto sentire che avevamo cambiato paese.
Dopo le solide formalità, siamo partiti. I primi km sono stati molto simili al Sudan che avevamo appena lasciato. Poi la strada ha cominciato a salire e il panorama a cambiare. Siamo saliti fino a 2000 metri. Paesaggio molto bello e affascinante. La strada era molto bella e piena di curve e di sempre nuove sorprese appena dietro l'angolo. L'andatura si è fatta più cauta anche a causa delle tante persone e animali sul ciglio della strada.
Comunque tutto è andato per il meglio.
Una volta arrivati a destinazione siamo stati accolti con una nuova sorpresa. In città non c'era benzina. La cosa ci ha gelato l'umore. Abbiamo dovuto girare la città per poter riempire le taniche di benzina per il viaggio di domani. Nessuno ci ha spiegato il perchè di questa mancanza. Sta di fatto che alla fine abbiamo potuto fare la doccia e uscire per la cena solo alle 21. Niente male. Sembra proprio che le cose non riescano a mettersi per il verso giusto, ma dobbiamo aspettarci sempre delle sorprese.
Adesso andiamo a dormire perché un po' il viaggio, un po' la tensione, siamo cotti a puntino.
Ancora una considerazione. Ci ha colpito il vedere immediatamente una grande quantità di croci, quasi a voler ribadire la propria identità. L'Etiopia ha una lunghissima tradizione cristiana e di monachesimo. Qui attorno al lago Tana sorgono molti monasteri molto belli. Il ritardo accumulato nei giorni passati ci impedisce di visitarli. Speriamo che ci possa essere un'altra volta.
Grazie ancora di accompagnarci e di sostenerci



Carissimi tutti,
non credo riusciremo a pubblicare questa sera ma abbiamo voglia di scrivere qualcosa vista l’intensa giornata.
Alle 8 siamo partiti per l’ambasciata Etiope con un padre comboniano etiope Assaf (crediamo si chiami) che ci ha accompagnato. Già c’era coda… insieme ai tanti che cercavano un visto per passare in Etiopia. Ancora attesa in trepidazione per il tempo che passava. Che fatica aspettare ancora. Alle 11 finalmente ci sembrava fatta invece con semplicità ci hanno detto: venite all’una e tutto sarà pronto. Un piccolo pranzo in una caffetteria etiope vicino all’ambasciata e finalmente alle 2 riuscivamo a partire! Ci aspettavano 400km di strada. Siam partiti con 39° e la temperatura è scesa solo al tramonto del sole. I primi km son stati complicati, tanti controlli di polizia, anche per la velocità e poi traffico tra autobus pazzi, camion stracarichi lunghi come il doppio dei nostri e carretti o pulman piccoli che si fermano ad ogni chiamata. E il tempo passava… Dopo 160km finalmente giriamo verso sinistra verso Gedaref diminuisce il traffico e riprendiamo coraggio. Km col tramonto alle spalle. Il paesaggio si è fatto quasi amico, simile a Mora in Cameroun tra montagne di pietra e capanne. Dolce tramonto che però porta notte… Gli ultimi 30km nella notte tra preghiere e speranza, eravamo vicini alla meta. Ultimo controllo velocissimo e vediamo da lontano la cittadina di Gedaref! Non è un miraggio ma il porto sospirato. Facciamo il pieno e cerchiamo un hotel per la notte, qui non c’è presenza cristiana se non un sacerdote del sud Sudan che in questo momento non è presente. Cena veloce due chiacchiere e ora verso nanna, domani si parte all’alba per la frontiera dell’Etiopia, speriamo bene saliremo le montagne.
Portiamo in cuore con gratitudine i padri incontrati a Kartum, Eugenio figura semplice che esprime serenità e saggezza, un padre portoghese delle Azzorre, un padre veneto amministratore della diocesi e altri, un francese che studia geroglifici, benedettino che insegna al biblico e vive a S. Anselmo e altri tutti semplicemente accoglienti e contenti di aiutarci. Questo è sicuramente il bello del viaggiare in questo modo, tutto questo ci aiuta e rende vivibili anche i momenti difficili.
Un grazie a tutti, si continua pian piano e si avanza, Il vescovo in una mail che ci ha inviato ci ha ricordato saggiamente e evangelicamente: ad ogni giorno basta la sua pena.   

Si chiedono informazioni per uscire da Kartoun

Anche dopo una giornata di fatica c'è sempre la capacità di ridere con chi si incontra. Grazie Alfio

Il gruppo con i padri comboniani di Kartun

Nel traffico di Kartun, andando all'ambasciata etiopica

lunedì 4 febbraio 2013

Carissimi tutti

Siamo a Kartoum nella casa provinciale dei comboniani. Una casa che trasuda storia delle missioni comboniane in queste terre. Abbiamo celebrato nella chiesa costruita 99 anni fa in una Kartoun del tutto differente da oggi.
Padre Eugenio ci ha accolti come vecchi amici e questo ci ha scaldato il cuore. Non che ce ne fosse bisogno dato che oggi, per la prima volta, abbiamo avuto caldo arrivando.
Ma andiamo per ordine. Ieri non abbiamo scritto perché a Dongola dove abbiamo dormito non c'era possibilità di connettersi alla rete.
Da Wadi Halfa siamo partiti nel primo pomeriggio. Dopo aver sdoganato le moto verso le 12 siamo ancora andati all'ufficio immigrazione per vidimare il visto e registrare il nostro ingresso nel paese. Tra una cosa e l'altra siamo riusciti ad avere i passaporti solo alle 13.30. Abbiamo ancora avuto il tempo di conoscere una coppia (un tedesco e una australiana) che stavano facendo il giro dell'Africa con due moto inglesi diesel che a vederle così tenevano insieme per misericordia. Ci siamo sentiti piccoli. Il mondo è proprio grande e c'è spazio per tutti e girandolo incontri le persone più particolari che non avresti mai immaginato.
Salutato con un grosso abbraccio Mazar (colui che ci ha aiutato a districarci nel labirinto degli uffici sudanesi), ci siamo messi in viaggio. Ci aspettavano 400 km di strada molto bella che ci ha condotto a Dongola.
Il paesaggio era un continuo mutare tra deserto e visione delle palme sulle rive del Nilo. è impressionante vedere come al di là di pochi centinaia di metri vicino alle acque del Nilo non c'è più nulla, ma veramente nulla.
Sulla strada verso Dongola abbiamo nuovamente incontrato la coppia ceca e con loro abbiamo cercato un albergo. Non essendo una zona molto turistica, l'albergo che abbiamo trovato non era proprio di prima classe, ma, ormai, tutto andava bene.
Sta mattina sveglia presto e già alle 7.30 eravamo in moto verso Kartoun.
Dopo 160 km abbiamo lasciato il Nilo e ci siamo inoltrati nel deserto. Più di 300 km di nulla con soli due punti acqua più o meno a metà strada.
Kartoun è una città grande, ma non molto caotica e non abbiamo faticato molto a trovare la casa dei comboniani. Dopo tanto deserto, ritrovare il Nilo è veramente uno spettacolo di verde e di vita.
Con la coppia ceca ci eravamo detti che se avevano bisogno avrebbero potuto venire anche loro dai padri comboniani e difatti nel tardo pomeriggio sono arrivati.
Noi appena arrivati siamo ancora andati all'ambasciata etiope per allungare ancora il visto. Dato che era già chiuso, ritorneremo domani mattina prima di ripartire.
Ora siamo tutti nella stanza di Luca a chiacchierare sulla giornata e non solo, dopo aver chiacchierato con padre Eugenio.
Tra poco andremo a dormire. Domani ci attende una lunga giornata. Ambasciata e strada fino a Gedaref.
Speriamo bene.
Non sappiamo se domani troveremo una connessione quindi forse ci sentiremo solo tra qualche giorno.
Grazie di tutto e un abbraccio a tutti

Le acque del Nilo e sullo sfondo il deserto

Chi sta fotografando chi? La coppia di cechi

L'acqua dona vita

Alla sera un buon caffè italiano è apprezzato da tutti

Dopo qualche km ci supererà ad oltre 130 km l'ora. Pazzesco!

sabato 2 febbraio 2013


Carissimi tutti

Solo poche parole per dirvi che oggi abbiamo scaricato le moto e la macchina dalla chiatta. È veramente un viaggio della pazienza e degli imprevisti. Non credevamo alle nostre orecchie quando con i mezzi lì davanti a noi, ci hanno detto che la dogana oggi era chiusa per una festa ufficiale del Sudan. Quindi tutto è rimandato a domani mattina. Ci hanno assicurato che in mattinata dovremmo riuscire a partire.
Lo scarico dei mezzi è stata già un’avventura. Il molo, si può dire che non esiste. La chiatta si ormeggia ad una piattaforma ancorata in qualche modo a terra. Ovviamente il dislivello dalla chiatta alla piattaforma non è indifferente, quindi si cerca di supplire a questo inconveniente con delle plance, dei grandi palets. Dato che la piattaforma usata per far scendere i mezzi dalla chiatta è leggermente più larga dei mezzi stessi ed è fissa, la chiatta si muove in modo da far uscire una per volta le auto e poi le moto. È difficile spiegare le parole, i gesti, i movimenti che abbiamo dovuto fare per poter scaricare i mezzi. È stata una di quelle situazioni in cui non sai bene se piangere o ridere o semplicemente rassegnarti alla situazione e pensare che hanno sempre scaricato tutto da queste chiatte, quindi, questa volta non lasceranno i tuoi mezzi sopra.
Dopo aver scaricato le nostre cose, abbiamo portato le moto e la macchina in quello che ci hanno detto essere il parcheggio della dogana. Indescrivibile anche questo. Tra l’altro abbiamo aspettato un’altra buona ora al sole non sapendo bene che cosa stessimo aspettando. Alla fine abbiamo salutato i mezzi e i doganieri e siamo ritornati in albergo. Domani mattina alle 8.30 saremo là per passare la dogana.
Visto che siamo stati noi a scaricare i mezzi, abbiamo potuto prendere alcune cose dalla macchina e quindi arrivati all’albergo ci siamo cambiati e sbarbati quasi fosse stato una festa. Con la coppia ceca che con noi sta condividendo questa storia infinita, abbiamo mangiato una buona pasta con un ottimo sugo. Loro avendo del vino sull’auto, l’hanno condiviso con noi. È stata veramente una festa.
Come abbiamo scritto sopra, domani partiremo dopo aver pagato la dogana e l’albergo. Non sappiamo se riusciremo ad avere accesso ad internet prima di Kartoun. Crediamo di arrivare fino a Dongola per poi arrivare a Kartoun lunedì nel pomeriggio.
Speriamo che tutto vada per il meglio.
Grazie di tutto il sostegno che sempre ci trasmettete.
Un abbraccio a tutti

scarico dell`auto

le moto in mezzo alle scatole

Dopo la fatica, una buona pasta

La prossima volta con questo

Dino ha trovato lavoro, se Bea accetta di trasferirsi...

si lavora per poter scaricare

Tra i cercatori d`oro della Nubia