lunedì 7 febbraio 2011

sabato e domenica


Domenica 6 febbraio
Ieri è stato giorno faticoso tra i saluti e il caldo dell’inizio del viaggio di ritorno.
I saluti sono sempre uno strappo incomprensibile. Abbiamo iniziato col salutare suor Justine che dovendo partire per Garoua a visitare suor Eliane che studia ancora, ci ha tirato giù dal letto per le ultime foto con lei. Prima ancora di andare a dormire suor Lucia ha tagliato la pezza di stoffa che abbiamo regalato loro in modo che già al mattino erano vestite con la stoffa nuova. Come ben altri in questi giorni hanno voluto fare delle foto con le nostre moto. Avremmo dovuto proporre alla BMW un calendario con i ragazzi africani. Sarebbe stato sicuramente un successo. In più avremmo potuto mettere all’inizio e alla fine le foto delle suore in moto. Questo ha fatto sì che i saluti fossero un po’ meno faticosi.
Dopo Justine abbiamo salutato anche Berte che doveva partire per una giornata di amicizia con i giovani della parrocchia. La mattinata poi è stata dedicata ai bagagli. Abbiamo lasciato tutto ciò avrebbe potuto servire alla missione sia come abiti sia come attrezzi per la riparazione e abbiamo preso libri e abiti di Lucia da portare in Italia. Tutto ciò ha fatto sì che la stretta al cuore dei saluti fosse ritardata. Abbiamo ancora mangiato la gallina che ci aveva regalato il papà di Barthelemy venerdì nella mattinata.
Venuto il momento della partenza non siamo stati capaci a trattenere le lacrime, anzi questo ha liberato la tensione che c’era tra noi. Veramente il cuore è troppo piccolo per poter contenere tutta la gratitudine nei confronti delle suore di Mora e in modo particolare a suor Lucia che è riuscita a far sentire a casa tutti anche chi la conosceva di meno. Nel film “Il pranzo di Babette” alla fine c’è una frase che ben si addice a ciò che abbiamo provato nei confronti della comunità di suore di Mora. “gli angeli in paradiso sapranno ricompensare di tutto ciò che ci hanno donato”.
Il viaggio verso Yagoua è stato il modo per poter affidare tutte le nostre emozioni al buon Dio preparandoci all’incontro con Barthelemy. Il viaggio è stato come passare dentro un forno. La temperatura non è mai scesa sotto i 38 gradi raggiungendo anche i 40. Niente male, vero?
L’accoglienza di Barthelemy è stata ottima con una cena all’africana, ma con ogni ben di Dio. La sua gratitudine è stata emozionante. Non finiva più di ringraziare di fronte all’auto che gli abbiamo portato. Dopo cena abbiamo ricordato i momenti passati insieme come grandi amici e infine, abbiamo scaricato i nostri bagagli per poterli caricare su un’altra auto. Visto che l’auto che abbiamo portato ha ancora la targa italiana, il rischio era che una volta scesi a Douala, avrebbe avuto dei problemi con i controlli risalendo.
Avendo avuto notizie non propriamente buone per quanto riguarda le piste sotto Ngaoundere, abbiamo deciso di partire il mattino presto senza celebrare la messa domenicale con Barthelemy per poter arrivare a Ngaoundere per la notte. 

Sveglia presto, preparazione e attesa di Barthelemy che arriva con Rene giovane che ci accompagnerà come autista e amico di strada. Mangiamo insieme colazione, salutiamo la macchina (dopo così tanti km fa un certo effetto non ripartire con lei) preghiamo in cappella e chiediamo la benedizione per il viaggio. Si parte con 4km di sabbia brutta per raggiungere l’asfalto poi si comincia a viaggiare bene. 280km e siamo a Garoua bella cittadina ben conosciuta da Luca e Claudio, spesso si scendeva qui quando si lavorava con le suore bretoni. Siamo perfettamente in orario e ci fermiamo a Ngong da sr Eliane ormai ottantenne arrivata qui giovanissima. Non sapeva del nostro passaggio e non ci riconosce subito dentro i nostri scafandri da motociclisti. Appena ci riconosce è la festa, quella vera, quella che fa scendere le lacrime: ha accolto a Mora sia Luca sia Claudio. Donna splendida di una profondità sorprendente e di una semplicità disarmante. Donna intelligente ironica, sono famose le sue battute e il suo francese da operaio di fabbrica, quelle espressioni che non scordi e che al solo pensare fanno ridere. Sta bene e ci accoglie con infinita gioia, beviamo, mangiamo frutta e ci accorgiamo di esserci fermati più di un’ora, che meraviglia, ultimo dono dei ricordi d’africa prima di scendere verso luoghi anche a noi sconosciuti. La strada è bella e ci restano 280km gli ultimi dei quali si sale fino a 1300m sul plateau, in poco tempo la temperatura scende da 38 a 28 gradi e si respira, non sembra vero. Qui a Ngaoundere è fresco e bello, siamo in un centro di accoglienza dove ogni anno gli italiani che lavorano in Cameroun, Ciad e Centrafrica si ritrovano per una settimana di studio, incontro e riposo. Viene sempre un teologo italiano. Quanti bei ricordi di ascolto incontro e condivisione. Tante amicizie nate qui, di quelle che scavano il cuore e rendono bella la vita. Pensiamo alle coppie di Milano, ai preti di Treviso a tanti laici conosciuti qui. La missione è anche questo: quando le occasioni sono rare si crea più facilmente se si vuole una profondità speciale oppure quando tutti son lontani da casa si hanno meno barriere e si è tutti più fragili e umili così che ci si incontra più in profondità.
Ora andiamo a nanna, domani è una grande incognita, abbiamo un po’ di paura ma come dice Dino un pezzo per volta. La strada non sembra bella per 270km ma non riusciamo a capire cosa significa “non bella”, vedremo e vi diremo. Speriamo di arrivare a Bertoua dove ci aspettano per la cena. Ci affidiamo ancora al buon Dio e continuiamo pian piano. Buona notte a tutti e grazie del sostegno










domenica 6 febbraio 2011

Notizie

Scusate il ritardo della trascrizione del messaggio. Ieri sera (sabato 5) intorno alle ore 22.00 don Luca mi ha inviato questo sms: 
Siamo a Yagoua dal vescovo a cui abbiamo dato l'auto. Domani scendiamo a Ngaundere. Ti diremo. Un abbraccio.
Quindi ora i nostri viaggiatori si trovano a 'Ngaoundere, a circa 520 chilometri da Mora, ormai in direzione sud del Cameroun. 
franco

sabato 5 febbraio 2011

Il Pick-Up arriva a casa

Oggi il Pick-Up arriva a casa.
Partito dal freddo e la neve di Sampeyre, per il caldo e la sabbia dell'Africa, finalmente conoscerà la sua nuova terra. Chissà se Giovanni e Dino riusciranno a separarsi dall'abitacolo che li ha accompagnati in questa avventura? Infatti la destinazione di oggi è la città di Yagoua, sede della Diocesi omonima. Lì ad attenderli ci sarà il vescovo Barthélemy Yaouda Hourgo, colui che con la richiesta di un pick-up ha dato il via alla concretizzazione di questa viaggio.
Mora - Yagoua, 172 km
  franco

venerdì 4 febbraio 2011

Venerdi 4 febbraio

Venerdì 04 febbraio ’11

Ultimo giorno a Mora. Non ci sembra vero; il tempo è passato come un baleno.
Sta mattina siamo andati a visitare il settore di Haissa-Hardé. Quante volte abbiamo fatto quella strada per andare a celebrare la messa o la liturgia della parola o semplicemente visitare la comunità. Al luogo della preghiera ci aspettava Michel, il catechista e il traduttore ufficiale delle celebrazioni. Un uomo semplice, buono che ha lavorato per anni nel vivaio creato da dei cooperanti francesi e poi portato avanti da solo. Quanti alberi ha piantato e fatto crescere in questa terra. Si vedono i risultati perché per esempio tutto il corso del torrente che passa qui ha le sponde protette da tanti eucalipti che oltre a rinforzare gli argini danno legna per il focolai delle famiglie. Quanti federbià (alberi che rendono fertile il terreno) abbiamo visto piantati nella campagna frutto di un lavoro fedele e costante anche di fronte a tante difficoltà.
Michel è anche il traduttore delle celebrazioni. Conosce ben nove lingue locali. Una vera manna per la comunità che è formata da tanta gente proveniente da luoghi e etnie diverse. È stato bello ascoltarlo raccontare della comunità e spiegare al responsabile del settore il lavoro svolto dai vari sacerdoti italiani che qui sono passati. Da Haissà siamo poi andati a Blablin il villaggio da dove viene Barthélemy, il vescovo da cui andremo domani. Siamo passati a salutare suo papà ancora vivente e malato di diabete e ipertensione che lo obbliga a rimane a letto. Secondo la tradizione di questi luoghi, ci ha regalato una gallina da mangiare quali suoi ospiti. Durante il rientro ci siamo fermati ad ammirare ogni tanto la bellezza della campagna ben lavorata di queste zone. È molto bello vedere i miglioramenti proprio nella tecnica di lavorazione. Tutti piccoli segni che fanno ben sperare nel futuro.
Per il pranzo ci aspettavano alcuni piatti locali preparati da delle donne della comunità.
Nel pomeriggio abbiamo avuto visita dalle suore di Makoulahé, Albertina e Assunta che ci hanno portato la posta per l’Italia e purtroppo è iniziato il triste rito dei saluti. La cena però è stata contrassegnata da un buon clima soprattutto grazie al bel carattere di suor Justine e di suor Berte. Abbiamo regalato loro un pezzo di stoffa per potersi cucire un vestito nuovo in ricordo del nostro passaggio. Dovevate vedere la loro gioia. Suor Lucia ci ha spiegato che per una donna africana è uno dei più bei regali che possa ricevere.
La prima lettura che la liturgia di oggi ci presentava parlava dell’accoglienza e di come attraverso di essa alcuni avessero accolto degli angeli. Noi non siamo degli angeli, ma sicuramente siamo stati accolti da degli angeli. Troppo bello che il cuore non è sufficientemente grande per contenere la gioia e la gratitudine nei confronti di questa terra e di questa gente che, nel passato ha riempito i nostri cuori, e ancora oggi ci ha fatto esultare di gioia. Un grazie speciale a Lucia di cui sentiremo sicuramente la mancanza. Dino in questi giorni diceva che non sarà sufficiente una cena o un gita in montagna per dire grazie, ma ci vorrà almeno un cena in ognuna delle nostre case e nemmeno così riusciremo a dire grazie di questi giorni.
Domani in tarda mattinata partiremo per Yagoua per incontrare Barthélemy e per consegnare il pick-up. Sarà sicuramente un momento importante del nostro viaggio.
Adesso a nanna perché domani sarà una giornata piena tra saluti e chilometri da percorrere.
Un abbraccio e a domani
Ad Aissà Hardè

Si prepara il cotone per la pesatura

Dal papà di Barthèlemy

Momenti di festa

Momenti di festa

giovedì 3 febbraio 2011

giovedi 3 febbraio

Carissimi tutti,
ci ritroviamo ancora una volta a sera a provare a raccogliere il vissuto della giornata. Papà è contento perché ha sentito la moglie, la lontananza comincia a sentirsi forse per il desiderio di condividere la profondità del vissuto. Oggi gita a Mokolo passando dal colle di Cosa. La strada doveva essere “bellissima” e si è rivelata invece parecchio impegnativa se pur in posti belli paesaggisticamente. È la vecchia strada, quella che arrivava dalla montagna prima della costruzione dei ponti sui mayo della pianura. Ora resta una bella strada tra le montagne e le case dei Mafa, caratteristici e ancora tradizionali. Una montagna super affollata, lavorata fino all’ultimo cocuzzolo, terrazza su terrazza, pietra su pietra. Abbiamo visitato le missioni storiche della diocesi quelle dalle quali son partiti i primi progetti della diocesi. Dopo 66km di pista arriviamo a Mokolo cittadina tipo Mora ma molto più ordinata nella costruzione perché una delle mogli del primo presidente veniva da lì. C’è ancora la pista di atterraggio dell’elicottero ormai abbandonata e forse mai usata. A Mokolo incontro con Piermario che ci racconta del centro Emmaus, e della bellissima esperienza con coppie con figli che per due anni studiano, lavorano imparano a lavorare la terra e a stare insieme. Un centro che in oltre 25anni ha formato molte famiglie diventate poi formatrici e animatrici nei villaggi. Pranzo dagli oblati dove Luca incontra père Gabi fondatore della parrocchia di Gudjindele che ha preparato il terreno ai preti italiani quando sono arrivati nel 1971. Un bagno di storia di ricordi un po’ come i vecchi che attorno a una birra raccontano aneddoti e incontri vissuti. Claudio incontra come formatore della casa un suo alunno del seminario ora sacerdote molto buono, ancora ricordi e inviti per lavorare insieme qui. Poi un passaggio veloce a vedere la scuola per sordomuti finanziata dai Sogni dei bambini di Saluzzo, due parole con una consacrata italiana e con sr Redenta (don Marco ricordi!) e riprendiamo la strada del ritorno piano piano, notando ancora più buche… Entriamo nella casa delle suore e Dino scendendo dalla macchina dice “è come se fossi passato nel tritacarne talmente ho ballato in macchina”. È proprio vero ma le strade qui son tutte così!
Arriviamo a Mora al tramonto, un attimo di riposo e messa insieme alle suore, momento importante di condivisione profonta del vissuto. Ora dopo una buona cena due parole insieme, purtroppo domani è l’ultimo giorno a Mora e cominciamo a pensare alla strada che ci aspetta, speriamo non troppo impegnativa. Lasciare Mora sarà difficile per il cuore ma… bisogna tornare altrimenti ci viene voglia di cominciare progetti etc. ma non è per ora…
Il viaggio continua, in questi giorni un viaggio di incontri, di persone conosciute con le quali abbiamo fatto un tratto di strada insieme, un tratto importante che resta in cuore. Poi a concludere ci sarà ancora strada dopo l’incontro con Barthelemy. Gustiamo questo dono e lo custodiamo in cuore nell’attesa di condividere con chi ci segue e ci accompagna. Buona notte a tutti a domani 

Case Mafa. Questa è veramente la casa costruita sulla roccia



La Campana è della conorrenza, ma ben fatta

Donne che portano a casa l'acqua

Suor Lucia

Suor Lucia con dei bimbi al Villaggio Emmaus 

mercoledì 2 febbraio 2011

Mercoledi 2 febbraio

Mercoledì 2 febbraio 2011
Oggi è stata ancora una giornata di visite.
Questa mattina abbiamo iniziato con la visita alla scuola elementare della parrocchia dove lavora suor Justine. È molto bello vedere la gioia sia negli occhi dei bambini contenti di vedere delle persone che da così lontano sono venute per incontrarli, sia negli occhi di suor Justine felice di poterci raccontare e spiegare il suo lavoro. Dato che la scuola pubblica è molto latitante e la maggior parte delle volte i maestri non hanno voglia di insegnare, la scuola privata diventa la possibilità per tanti ragazzi di poter avere una buona preparazione. Ci ha colpito la presenza in diverse classi di bambini della campagna attorno a Mora. La mancanza di scuole serie nella campagna obbliga questi bambini a fare diversi chilometri sia al mattino, sia alla sera per poter frequentare la scuola. Quando siamo arrivati si stavano esercitando per la sfilata della festa della gioventù che si terrà l’11 febbraio prossimo. Le sfilate come le parate assomigliano molto a quelle dei regimi totalitari e ricordano molto quelle dei “balilla” al tempo del fascio. La stessa divisa che ogni allievo porta quando è a scuola fa una certa impressione anche se è l’unico modo che i più ricchi non umilino quelli più poveri potendosi cambiare d’abito ogni giorno. La divisa rende, almeno durante la scuola, uguali. Non è facile per noi da accettare, ma una volta arrivati qui si riesce a comprendere.
Arrivati dalla visita alla scuola siamo partiti alla volta di Makoulahé. La missione fondata da don Biagio Chiappello sacerdote di Saluzzo dove adesso lavora un prete africano con le suore della Sacra Famiglia di Savigliano. Lì abbiamo consegnato l’assegno dei soldi raccolti attraverso Daniele, Stefania e Milena per il granaio comunitario che si era svuotato l’estate scorsa. L’incontro con le suore è stato molto bello e la loro accoglienza molto calorosa. Anche loro ci hanno fatto vedere le varie attività che portano avanti ormai da anni sia nei confronti dei giovani, delle donne e dell’animazione in generale. È sempre molto toccante vedere il desiderio di condividere con chi arriva a visitare il lavoro che si cerca di portare avanti.
Una volta arrivati a casa a Mora, nel pomeriggio siamo andati a far visita a diversi gruppi di catechesi che si ritrovano in parrocchia e abbiamo avuto la visita dei ragazzi che alloggiano al “Saré” della missione. Il “Saré” è un po’ come un collegio dove giovani che abitano lontano vivono insieme per poter frequentare le scuole secondarie presenti nella città di Mora. Il Saré era stato iniziato da don PierMario negli anni ottanta. Da allora tanti ragazzi hanno potuto studiare e con le borse di studio hanno potuto pagare le tasse scolastiche e i libri. Sono venuti per dire grazie a noi e attraverso di noi a tutti coloro che in questi anni li hanno aiutati. È bello perché questo è il futuro.
Domani partiremo per Mokolo per incontrare don PierMario che lavora al Village de l’Amitié. Passeremo attraverso la strada di Koza che si inerpica attraverso le montagne Mafa.
Buona notte a tutti e grazie ancora di seguirci con tanto affetto.
Una piccola classe di 88 allievi

A Makoulahè per consegnare i soldi per il granaio

I giovani del Sarè

Al prossimo capitolo si compreranno queste moto per le suore. Dedicato a suor Luigina

martedì 1 febbraio 2011

Martedi 01.02.2011

Carissimi tutti,
oggi discesa a Maroua 60km di strada orribile, non la ricordavamo così brutta neanche nei momenti peggiori. Ci vogliono due ore buone e tanta pazienza per non distruggere mezzi e persone.
Poi tanti incontri alla procure, la curia della diocesi che svolge moltissimi servizi dalla banca all’accoglienza ed è il cuore di ogni progetto diocesano sia pastorale sia di sviluppo umano. Abbiamo incontrato Philippe il vescovo che ci ha accolti con gioia come vecchi amici, un breve racconto del viaggio che lui aveva fatto via deserto in autostop negli anni 90. Poi alcuni aggiornamenti sulla diocesi, problemi, speranze ed infine un invito serissimo a venire a lavorare qui anche solo per qualche mese all’anno nel seminario come professori. Sarebbe una buona cosa e chissà… Non abbiate paura per il momento torniamo come promesso ma un gemellaggio scolastico sarebbe una ricchezza per tutti. Abbiamo incontrato tant persone che ci conoscevano, tanti alunni del seminario ora sacerdoti. Un bagno di cose belle.
Usciti dalla procure un po’ di buon mercato, souvenir per chi è a casa, un bagno di contrattazioni, un vero mercato, si discute su tutto, si fa finta di andarsene poi si ritorna si discute ancora e poi forse si compra.
Pranzo a Salak dopo la visita alla scuola di sr Astride, 260 bimbi su 5 classi, un canto di accoglienza due parole ai bimbi schierati e un saluto nelle aule nuove e pulite.
Nel pomeriggio ancora mercato e ritorno su una strada che a tornare ti sembra ancor peggio e che non finisce mai, fortunatamente un dolce e bellissimo tramonto. Messa serale nella cappella delle suore, momento fondamentale a raccogliere davanti a Dio il vissuto. È difficile dire grazie per tutto, speriamo che almeno ciò che ci viene regalato in questi giorni lo possiamo condividere attraverso la nostra vita.
Ora una buona tisana e poi a nanna, domani qualche lavoretto e qualche visita qui a Mora.
Continuiamo questa avventura pian piano pensando ai km che ci resteranno, per il momento gustiamo la bellezza di sentirsi a casa, accolti e coccolati. Vi portiamo nel cuore un abbraccio

Grazie al preparatore atletico. Dedicato a Paolo Voglino e famiglia

La scuola è il futuro

Il dolce tramonto

Mora, lunedì 31 gennaio 2011

Oggi giornata di riposo. Dopo tanti chilometri e tanti incontri e emozioni legate all’accoglienza della gente, oggi ci siamo riposati. Nella mattinata abbiamo fatto alcuni lavori di manutenzione alla casa delle suore. C’erano qualche serratura e qualche maniglia da riparare, fili da stendere da rimettere a posto. Giovanni non si è tenuto e ha lavato la macchina che adesso è di nuovo splendente come nuova. Sicuramente farà un’ottima figura. Le moto avevano anche bisogno di un po’ di manutenzione ordinaria. Lavato le catene e ingrassate per bene. Dato che dovremo andare dal vescovo in moto, abbiamo addirittura lavato le giacche e i pantaloni per la moto. Adesso sembrano nuovi.
Visto il caldo che come dicono le suore è arrivato in anticipo, e non abituati al questo sole, ci siamo stancati parecchio ed eravamo senza forze. Dalle nostre parti c’è l’espressione “bravo come il sole”, penso che qui non varrebbe la stessa cosa perché qui il sole picchia con una tale violenza che ti toglie le forze.
Nel pomeriggio siamo andati a fare visita a suor Berte che sta portando avanti l’attività dell’alfabetizzazione in uno dei quartieri più poveri della città di Mora. L’incontro con questa realtà è stato molto toccante. Bello vedere nella cappellina, riuniti attorno a quello che durante la preghiera è l’altare, gente di ogni età dai piccoli agli adulti per imparare a leggere e a scrivere e far di conto. Ci ha toccato la dedizione con cui suor Berte si occupa di loro e con che impegno si prepara. L’alfabetizzazione è una delle attività chele suore portano avanti come in tante altre missioni qui. Come in tante altre attività ai partecipanti viene chiesto di partecipare alle spese e non avendo disponibilità di soldi si paga portando alcuni chilogrammi di miglio.
Colpisce la dedizione con cui le suore portano avanti tante attività per far crescere la gente più semplice donando loro le possibilità di riscattarsi almeno non facendosi imbrogliare. È necessario proprio credere che anche il piccolo seme gettato in un terreno apparentemente arido potrà portare frutto in un tempo che non ci è dato conoscere e che non è nelle nostre mani.
Sta sera le suore ci hanno fatto una piccola festicciola di benvenuto. È meglio farlo prima dell’ultimo giorno, ci hanno detto, perché altrimenti le emozioni diventano troppo grandi da gestire. È stato molto bello e toccante e il regalo che ci hanno fatto è il classico copricapo della gente del deserto per ricordarci l’impresa che abbiamo fatto.
Domani scendiamo a Maroua per salutare il vescovo e andare a salutare le suore giuseppine che lavorano a Salak.
Un abbraccio forte a tutti.


domenica 30 gennaio 2011

domenica 30 gennaio

Carissimi tutti,
il primo giorno senza accendere i motori ma confessiamo che va bene così… Giornata molto bella e calma, sveglia, preghiera nella cappella delle suore e poi messa della comunità. Oggi non era giorno di messa perché una volta al mese le piccole comunità di quartiere si ritrovano per pregare insieme e i sacerdoti vanno nei villaggi, ma la nostra presenza ha fatto cambiare i programmi e la comunità ci attendeva. Bellissimo, quante emozioni, colori, canti, suoni di una comunità viva che avanza. La chiesa piena, piena di gente giovane e una marea di bimbi. Luca ha fatto l’omelia ricordando la sua prima venuta qui nell’88 quando la chiesa non si riempiva se non a natale. Arrivare alla sacrestia per preparare è stato duro, tutti quelli che si ricordavano di noi chiedevano del viaggio, dei sacerdoti di Saluzzo che qui hanno lavorato. Un pieno di emozioni, di incontri, di ricordi semplici e sorrisi e di scambi di mani. Una Chiesa che cammina con tanti problemi ma che comunque avanza e cambia sperando sempre che la parola di Gesù riesca a scendere in profondità e non resti solo sulla superficie.
Dopo messa (2 ore!) ancora saluti, racconti, amici che arrivano anche solo perché hanno saputo che siamo qui. Poi un ottimo pranzo dopo aver atteso Piermario arrivato in moto da Mokolo. Una buona chiacchierata poi organizziamo la settimana, saremo da lui giovedì passando per la montagna visto che la strada stranamente è buona. Sr Lucia sarà con noi, ci sta coccolando, lei Justine e Berthe suore camerunesi sorridenti e accoglienti. Gustiamo tutti questi doni, regalo per il cuore come l’incontro con Yakubo un bimbo con dei problemi che ci ha abbracciato forte molte volte ricordandosi di noi. Lo ricordiamo piccolo e sporco, un po’ lo zimbello del quartiere ora pulito e accogliente, di quell’accoglienza semplice ma profonda e toccante.
Pomeriggio tranquillo con alcune visite, l’incontro coi primi incontrati arrivando a Mora: Amadou, il meccanico di fiducia e Lamisse il gommista o meglio colui che aggiusta i pneumatici in pieno mercato, amico di lunga data che oggi è venuto a vedere le moto e a raccontare della sua famiglia, dei figli, del lavoro, bellissimo.
A sera dolce conclusione: due passi sulla collina per gustare il tramonto e vedere dall’alto Mora e all’orizzonte la strada verso nord guardata tante volte ricordando casa e gli amici quando si viveva qui e si raccoglieva nel silenzio la giornata. Ora chiacchiere in compagnia, dolce serata un po’ in italiano e un po’ in francese se ci sono le suore camerunesi. Gustiamo con gratitudine questo regalo domani lavori in casa, qualche riparazione, un giro alla scuola di Justine etc.
Oggi abbiamo ricordato spesso anche la nostra gente della valle e… pensiamo al ritorno almeno ogni tanto. Bello anche questo sappiamo di essere portati da tanti e accompagnati in molti ci hanno detto: andate, ne siam felici ma a una condizione: tornate tra noi. Lo speriamo, un saluto e un abbraccio a tutti a domani

sabato 29 gennaio 2011

Arrivo alla meta

sabato 29 gennaio 2011

Siamo a Mora, nella casa di Lucia, Justine e Berte, suore giuseppine di Cuneo.
È difficile descrivere le emozioni che oggi hanno accompagnato gli ultimi chilometri del nostro percorso. Siamo partiti da Maiduguri salutando i sacerdoti David e Bitrus che ci avevano accolti. Uno di loro ci accompagna fino fuori della città per non perderci nel traffico che fin dalle prime ore del giorno è già caotico. Ci colpisce nuovamente ciò che già ieri sera aveva attirato la nostra attenzione: i militari che presidiano il terreno dove sorge la cattedrale e la casa di accoglienza dove abbiamo dormito. Ieri sera, ci raccontava il parroco che ieri hanno ucciso due dei canditati alla poltrona del governatore dello stato. Questo continua a creare molta tensione nella regione e ormai da 2 anni la cattedrale è controllata dalla presenza di 4-6 militari armati fino ai denti.
Partiamo e l’emozione sale. Le informazioni dateci per raggiungere la frontiera sono corrette e senza troppi problemi arriviamo a Banki. La strada è asfaltata e la presenza di parecchie buche rallenta di molto l’andatura. Questo permette di avere più tempo per dare spazio alle sensazioni. All’ultimo controllo della dogana sulla strada per Banki, ci affidano ad un ragazzo perché ci accompagni fino al posto di frontiera. Entrando in Banki capiamo l’importanza della gentilezza dato che non avremmo mai trovato da soli il posto di frontiera. All’ultima svolta vediamo da lontano le suore che ci erano venute ad attendere proprio alla sbarra della frontiera. C’erano tutte. Lucia, Justine, Berte, Albertina e Assunta che si sbracciavano per salutarci. Davanti allo sconcerto di tutti i presenti causato sia dalla presenza di due motociclisti impolverati e vestiti come marziani con un auto al seguito con una targa un po’ strana, sia per lo sbracciarsi di tante donne bianche che parlano una lingua altrettanto strana, ci abbracciamo quasi dimenticando che lì c’è ancora una frontiera da passare. Tra il riso e la contentezza generale scende anche qualche lacrima. Dopo un bel po’ di saluti veniamo riportati all’ordine dal ragazzo che ci ha accompagnato che ci indica il funzionario della dogana a cui dobbiamo rivolgerci. Le pratiche con la Nigeria sono veloci e piacevoli contrassegnate, come sempre, dallo stupore quando diciamo da dove arriviamo.
Una volta lasciate la sbarra della frontiera ci dirigiamo, quasi increduli alla volta degli ultimi controlli, quelli camerunesi. I primi passaggi sono veloci e invece alla dogana le cose si prolungano un po’ dato che, prima non si sa cosa si deve fare, poi mancano i fogli che si devono compilare. Comunque tutto si conclude in meno di tre ore. Non male per essere in Africa.
È strano vedere come ognuno di noi reagisce alle emozioni. C’è chi non finisce di parlare, altri che con fatica fanno uscire le parole. Ringraziando ci sono alcuni chilometri di pista che lasciano il tempo di decantare un po’ o di aumentare ulteriormente i sentimenti.
Arrivare a Mora è stato indescrivibile. Tante cose sono cambiate eppure tanti punti di riferimento fanno venire in mente tanti ricordi. Sarebbe troppo lungo a raccontare. Speriamo che ci possano essere occasioni.
Il pranzo che le suore ci avevano preparato era un nozze e non abbiamo smesso di mangiare fino ad adesso. Dopo una buona tisana andiamo a dormire con il cuore pieno di gratitudine per il viaggio e soprattutto per l’accoglienza che fa nascere il nodo in gola.
Domani ci sarà la messa con la comunità e ci sarà un altro bagno di gente e di emozioni. Vi racconteremo. Buona notte a tutti e grazie di averci accompagnato con tanto affetto. Se siamo qui è grazie anche a tutti voi.
  

venerdì 28 gennaio 2011

Ventesima tappa (sabato 29)

Domani si concluderà la seconda parte del viaggio di don Luca, don Claudio, Giovanni e Dino. Finalmente Luca e Claudio saranno a casa (africana). Infatti la tappa prevede la partenza da Maiduguri (Nigeria) e l'arrivo a Mora (Cameroun). L'emozione è forte per tutti noi, che Mora la possiamo solo immaginare, che abbiamo cercato di costruirci una fotografia un'emozione del posto. Immaginiamo cosa succederà domani negli occhi, nei cuori, nelle pance dei nostri amici viaggiatori, che faticano da 20 giorni per raggiungere quest'obiettivo.
Maiduguri (Nigeria) - Mora (Cameroun), 165 km
Allora non ci resta che augurare ai nostri viaggiatori di godersi ogni metro della tappa di domani.
franco

venerdì 28


Carissimi tutti,
tutti insieme nella camera di Luca aspettiamo la luce in questa mastodontica città che è Maidouguri. Non c’è luce se non la sera oppure per chi se la fa con generatori. Che strano mondo è la Nigeria, oggi l’abbiamo tagliata per quasi 600km sferzati da un forte vento laterale molto fastidioso. Viaggio veloce rispetto ai km, strade ottime anche se parecchio trafficate. Sulla strada c’è di tutto, un mondo in movimento, in continuo movimento. Da Jos si scende per 200km e senti il caldo salire poco a poco notando la povertà aumentare. Tante scuole chiuse, tante costruzioni abbandonate, sembra un mondo in sfacelo. Dobbiamo dire che questa parte ha più strutture e più strutture nuove, buon segno ma basta guardare oltre la strada e il mondo è ancora diverso e povero. Tanti controlli lungo la strada ma per il momento molto gentili, curiosi per le moto, sorrisi, pacche sulla spalla e… si continua. Ancora un pranzo all’ombra incuriosendo due donne pool che parlottano tra loro forse ci trovano molto strani nelle nostre tenute e nel nostro parlare oltre che per il colore della pelle.
Guardiamo la cartina e ci stupiamo del lungo percorso fatto, che bello, abbiamo ricevuto da suor Lucia, domani saranno ad attenderci alla frontiera. Sembra strano esser qui, quante volte abbiamo già ringraziato il buon Dio, la prima meta è vicina poi bisognerà cominciare a parlare di ritorno… Ma prima ci gustiamo l’attesa e la bellezza del sentirci vicini a chi è lontano e a chi ormai ci è vicino. Da una parte la tensione sale e dall’altra scende. Ci hanno appena detto che la strada per la frontiera non è bella e allora partiremo ancora presto. Luca sbuffa un po’ ma… è meglio partire presto e gioire presto dell’incontro. Speriamo di non aver noie alla frontiera ma ormai ci siamo quasi abituati, sorrisi, parli poco, fai complimenti, due battute possibilmente sul calcio o sulle moto e speri che tutto vada bene. Siamo felici, è incredibile che viggiamo insieme quasi da 20 giorni e dopo poco tempo in camera ci ritroviamo in quella più bella a scrivere, parlare semplicemente star insieme.
Mangeremo coi preti locali, il segretario del vescovo, un prete che parla italiano e altri… Ci hanno accolto molto bene, purtroppo la situazione è tesa e la cattedrale come a Jos sorvegliata dai militari che danno sicurezza ma insieme paura. Ci hanno spiegato che nessuno sa bene la causa delle violenze tra polizia e gruppi vari ma che ci sono taglie per tutti se si riesce ad uccidere un rivale, questo genera violenza da tutte le parti. Un po’ di tristezza per tutto questo non ci rendiamo mai sufficientemente conto del valore della pace in cui viviamo. C’è gente che non ha mai visto pace o ha solo respirato violenza, noi per fortuna non sappiamo neanche più cosa sia la guerra o la violenza: quale dono e quale responsabilità dovremo sentire per quello che abbiamo ricevuto gratis.
Di fronte alla nostra camera c’è la cappella, luogo di pace che sostiene e ha sostenuto il nostro andare. Aspettiamo cena poi nanna domani si continua
Un abbraccio a tutti
Con padre George prima della partenza da Jos

Bancarelle di arance. Il nostro pranzo

Donne Peul incontrate per strada

Qui è il distributore che riempie la cisterna. Proprio il mondo alla rovescia

Entrata nella città di Maiduguri

Il prossimo viaggio lo facciamo con questa?

Lavori in corso. Dedicata a Marco

C'è gente su ogni mezzo. L'importante è muoversi

Ristorante all'aperto per pranzo. Qualche arancia e banana e un sorso d'acqua e via

Anche il gasolio bisogna contrattarlo e fare attenzione alle fregature

Chi attira di più l'attenzione? le moto o il personaggio losco che si nasconde in mezzo?

Trasporto bestiame. Non si vedono bene ma ci sono due piani di asini