martedì 8 febbraio 2011

Douala 8 febbraio

martedì 8 febbraio 2011

Siamo arrivati a Douala termine africano del nostro viaggio.
Partiti da Bertoua sta mattina alle 6.30 abbiamo attraversato il Cameroun da est a ovest fino a Douala: 570 km di buon asfalto tranne i primi 50 km di pista con un po’ di fango iniziale. Le moto sono luride come non mai. Chissà se riusciremo a togliere tutta la polvere che le si è incollata addosso. Alloggiamo alla Procure de Mission, una casa tenuta dalla congregazione dello Spirito Santo vicina al porto. Appena arrivati prima ancora di salutare e di chiedere le chiavi della stanza, ci siamo abbracciati. Eravamo all’ultima meta africana. Ci voleva una birra per festeggiare il momento e così è stato. Posati i bagagli ci siamo buttati in acqua. Luca era dalla vista dell’oceano in Marocco che attendeva questo momento. Tranne Giovanni che ha preferito fare la doccia e poi il bucato, gli altri abbiamo tutti apprezzato il relax di una nuotatina. Non sembra ancora vero.
Immediatamente la testa è andata a tutti quelli che abbiamo incontrato lungo la strada grazie ai quali abbiamo riprogrammato il nostro viaggiare sempre a partire dai consigli che ci davano. La mano di Dio che ci ha accompagnato ha preso il volto di tante persone che ci hanno non solo pensato, ma pur non conoscendoci ci hanno reso le difficoltà meno faticose.
Il primo colpo di telefono è stato per suor Lucia a Mora e poi alcuni sms ai familiari per dire il buon esito del viaggio. Durante tutto il percorso ci siamo resi conto di quante persone ci abbiano accompagnato, ma adesso il cuore e la mente va a tutti in modo forse un po’ disordinato e non logico, ma con un grande senso di gratitudine.
Il legame che si è creato tra noi è diventato molto profondo e stretto. La condivisione di questo viaggio ci ha reso familiari in tutte le cose che facciamo e pensiamo e di questo possiamo solo dire grazie a ciascuno e al Signore. È stato una grazia e un regalo grande per tutti.
Douala e il sud del Cameroun è veramente un’altra Africa rispetto all’estremo nord dove abbiamo lavorato. Qui l’abbondanza di acqua e il caldo rendono la natura esageratamente florida ed esuberante. Ovunque sulla strada si trovano banane ottime insieme a ananas e altri frutti della terra. Gli alberi che si vedono dalla strada sono altissimi e sui camion che si incontrano si vedono tronchi enormi che fanno immaginare l’altezza degli alberi.
Grazie a Gianluca Garzino anche le formalità per l’imbarco delle moto sembrano più semplici; vedremo domani. Per adesso abbiamo telefonato per dire che siamo già arrivati e vorremmo consegnare le moto al più presto. Anche Maurizio della Esseviaggi ci ha detto che il volo che ci deve portare a casa non è stato annullato quindi dovremmo tornare.
Adesso ci godiamo il riposo e il buon clima di Douala che in questo momento è buono e sembra come estate da noi.
Vi pensiamo e vi abbracciamo tutti










lunedì 7 febbraio 2011

lunedì 7 febbraio


Carissimi tutti,
siamo seduti davanti a una buona birra dopo la giornata più impegnativa del viaggio, 270km di pista (Sampeyre-Milano) in una strada tra le colline di terra rossa. Ci avevano detto che era brutta ma era proprio così. Quante volte gli ammortizzatori delle moto han toccato il fondo, quanti colpi di coda, una piccola caduta a testa quasi da fermo. Non capisco chi ama la pista e poi… la pista bella noi non l’abbiamo mai vista. Dopo 10km sei già stufo e sogni strada bella. Abbiamo ricordato spesso Ugo e Laura, gli “sterro” che sognava. Avresti perso Laura dalla sella tante volte. La macchina guidata da Rene ha dovuto andar più piano e a Garoua Bulai abbiamo aspettato un’ora e mezza. È un buono Rene, calmo, fidato con desiderio di parlare, di raccontare, di chiedere. Una persona fidata mite e saggia, bello viaggiare con lui.
Dopo la pista 260km di bellissima strada e arriviamo a Bertoua. È quasi un sogno, una comunità che ci aspetta, una bellissima cappella. La polvere ci è entrata ovunque, una buona doccia ed ora attendiamo per la cena preparata da due simpatiche e belle francesi, cooperanti qui per un anno. 
le prime foto parlano da sè... Neanche la strada che usciva dal lago di sampeyre non era così. Dedicata a Marco








le nostre tute erano pulite partendo da Mora...

rilassamento ai muscoli...

questa bimba ci porta l'acqua per la doccia talmente siamo sporchi

sei uscito dalla miniera? Due passi per finire...

Certamente il buon Dio ci ha ben accompagnato e sentiamo l’accompagnamento di tanti, domani si parte presto sperando di arrivare a Douala. Come vedete il programma è cambiato ma il programma si fa nel viaggio e le persone incontrate ci hanno spinto al cambiamento perché ciò che avevamo previsto era senza senso secondo la gente di qui, impossibile da realizzare.
Luca spera di poter dopo tanto tempo, fare il bagno nella piscina del centro di accoglienza della diocesi.
Adesso andiamo a dormire contenti di essere arrivati fin qui. A domani e un abbraccio a tutti

sabato e domenica


Domenica 6 febbraio
Ieri è stato giorno faticoso tra i saluti e il caldo dell’inizio del viaggio di ritorno.
I saluti sono sempre uno strappo incomprensibile. Abbiamo iniziato col salutare suor Justine che dovendo partire per Garoua a visitare suor Eliane che studia ancora, ci ha tirato giù dal letto per le ultime foto con lei. Prima ancora di andare a dormire suor Lucia ha tagliato la pezza di stoffa che abbiamo regalato loro in modo che già al mattino erano vestite con la stoffa nuova. Come ben altri in questi giorni hanno voluto fare delle foto con le nostre moto. Avremmo dovuto proporre alla BMW un calendario con i ragazzi africani. Sarebbe stato sicuramente un successo. In più avremmo potuto mettere all’inizio e alla fine le foto delle suore in moto. Questo ha fatto sì che i saluti fossero un po’ meno faticosi.
Dopo Justine abbiamo salutato anche Berte che doveva partire per una giornata di amicizia con i giovani della parrocchia. La mattinata poi è stata dedicata ai bagagli. Abbiamo lasciato tutto ciò avrebbe potuto servire alla missione sia come abiti sia come attrezzi per la riparazione e abbiamo preso libri e abiti di Lucia da portare in Italia. Tutto ciò ha fatto sì che la stretta al cuore dei saluti fosse ritardata. Abbiamo ancora mangiato la gallina che ci aveva regalato il papà di Barthelemy venerdì nella mattinata.
Venuto il momento della partenza non siamo stati capaci a trattenere le lacrime, anzi questo ha liberato la tensione che c’era tra noi. Veramente il cuore è troppo piccolo per poter contenere tutta la gratitudine nei confronti delle suore di Mora e in modo particolare a suor Lucia che è riuscita a far sentire a casa tutti anche chi la conosceva di meno. Nel film “Il pranzo di Babette” alla fine c’è una frase che ben si addice a ciò che abbiamo provato nei confronti della comunità di suore di Mora. “gli angeli in paradiso sapranno ricompensare di tutto ciò che ci hanno donato”.
Il viaggio verso Yagoua è stato il modo per poter affidare tutte le nostre emozioni al buon Dio preparandoci all’incontro con Barthelemy. Il viaggio è stato come passare dentro un forno. La temperatura non è mai scesa sotto i 38 gradi raggiungendo anche i 40. Niente male, vero?
L’accoglienza di Barthelemy è stata ottima con una cena all’africana, ma con ogni ben di Dio. La sua gratitudine è stata emozionante. Non finiva più di ringraziare di fronte all’auto che gli abbiamo portato. Dopo cena abbiamo ricordato i momenti passati insieme come grandi amici e infine, abbiamo scaricato i nostri bagagli per poterli caricare su un’altra auto. Visto che l’auto che abbiamo portato ha ancora la targa italiana, il rischio era che una volta scesi a Douala, avrebbe avuto dei problemi con i controlli risalendo.
Avendo avuto notizie non propriamente buone per quanto riguarda le piste sotto Ngaoundere, abbiamo deciso di partire il mattino presto senza celebrare la messa domenicale con Barthelemy per poter arrivare a Ngaoundere per la notte. 

Sveglia presto, preparazione e attesa di Barthelemy che arriva con Rene giovane che ci accompagnerà come autista e amico di strada. Mangiamo insieme colazione, salutiamo la macchina (dopo così tanti km fa un certo effetto non ripartire con lei) preghiamo in cappella e chiediamo la benedizione per il viaggio. Si parte con 4km di sabbia brutta per raggiungere l’asfalto poi si comincia a viaggiare bene. 280km e siamo a Garoua bella cittadina ben conosciuta da Luca e Claudio, spesso si scendeva qui quando si lavorava con le suore bretoni. Siamo perfettamente in orario e ci fermiamo a Ngong da sr Eliane ormai ottantenne arrivata qui giovanissima. Non sapeva del nostro passaggio e non ci riconosce subito dentro i nostri scafandri da motociclisti. Appena ci riconosce è la festa, quella vera, quella che fa scendere le lacrime: ha accolto a Mora sia Luca sia Claudio. Donna splendida di una profondità sorprendente e di una semplicità disarmante. Donna intelligente ironica, sono famose le sue battute e il suo francese da operaio di fabbrica, quelle espressioni che non scordi e che al solo pensare fanno ridere. Sta bene e ci accoglie con infinita gioia, beviamo, mangiamo frutta e ci accorgiamo di esserci fermati più di un’ora, che meraviglia, ultimo dono dei ricordi d’africa prima di scendere verso luoghi anche a noi sconosciuti. La strada è bella e ci restano 280km gli ultimi dei quali si sale fino a 1300m sul plateau, in poco tempo la temperatura scende da 38 a 28 gradi e si respira, non sembra vero. Qui a Ngaoundere è fresco e bello, siamo in un centro di accoglienza dove ogni anno gli italiani che lavorano in Cameroun, Ciad e Centrafrica si ritrovano per una settimana di studio, incontro e riposo. Viene sempre un teologo italiano. Quanti bei ricordi di ascolto incontro e condivisione. Tante amicizie nate qui, di quelle che scavano il cuore e rendono bella la vita. Pensiamo alle coppie di Milano, ai preti di Treviso a tanti laici conosciuti qui. La missione è anche questo: quando le occasioni sono rare si crea più facilmente se si vuole una profondità speciale oppure quando tutti son lontani da casa si hanno meno barriere e si è tutti più fragili e umili così che ci si incontra più in profondità.
Ora andiamo a nanna, domani è una grande incognita, abbiamo un po’ di paura ma come dice Dino un pezzo per volta. La strada non sembra bella per 270km ma non riusciamo a capire cosa significa “non bella”, vedremo e vi diremo. Speriamo di arrivare a Bertoua dove ci aspettano per la cena. Ci affidiamo ancora al buon Dio e continuiamo pian piano. Buona notte a tutti e grazie del sostegno










domenica 6 febbraio 2011

Notizie

Scusate il ritardo della trascrizione del messaggio. Ieri sera (sabato 5) intorno alle ore 22.00 don Luca mi ha inviato questo sms: 
Siamo a Yagoua dal vescovo a cui abbiamo dato l'auto. Domani scendiamo a Ngaundere. Ti diremo. Un abbraccio.
Quindi ora i nostri viaggiatori si trovano a 'Ngaoundere, a circa 520 chilometri da Mora, ormai in direzione sud del Cameroun. 
franco

sabato 5 febbraio 2011

Il Pick-Up arriva a casa

Oggi il Pick-Up arriva a casa.
Partito dal freddo e la neve di Sampeyre, per il caldo e la sabbia dell'Africa, finalmente conoscerà la sua nuova terra. Chissà se Giovanni e Dino riusciranno a separarsi dall'abitacolo che li ha accompagnati in questa avventura? Infatti la destinazione di oggi è la città di Yagoua, sede della Diocesi omonima. Lì ad attenderli ci sarà il vescovo Barthélemy Yaouda Hourgo, colui che con la richiesta di un pick-up ha dato il via alla concretizzazione di questa viaggio.
Mora - Yagoua, 172 km
  franco

venerdì 4 febbraio 2011

Venerdi 4 febbraio

Venerdì 04 febbraio ’11

Ultimo giorno a Mora. Non ci sembra vero; il tempo è passato come un baleno.
Sta mattina siamo andati a visitare il settore di Haissa-Hardé. Quante volte abbiamo fatto quella strada per andare a celebrare la messa o la liturgia della parola o semplicemente visitare la comunità. Al luogo della preghiera ci aspettava Michel, il catechista e il traduttore ufficiale delle celebrazioni. Un uomo semplice, buono che ha lavorato per anni nel vivaio creato da dei cooperanti francesi e poi portato avanti da solo. Quanti alberi ha piantato e fatto crescere in questa terra. Si vedono i risultati perché per esempio tutto il corso del torrente che passa qui ha le sponde protette da tanti eucalipti che oltre a rinforzare gli argini danno legna per il focolai delle famiglie. Quanti federbià (alberi che rendono fertile il terreno) abbiamo visto piantati nella campagna frutto di un lavoro fedele e costante anche di fronte a tante difficoltà.
Michel è anche il traduttore delle celebrazioni. Conosce ben nove lingue locali. Una vera manna per la comunità che è formata da tanta gente proveniente da luoghi e etnie diverse. È stato bello ascoltarlo raccontare della comunità e spiegare al responsabile del settore il lavoro svolto dai vari sacerdoti italiani che qui sono passati. Da Haissà siamo poi andati a Blablin il villaggio da dove viene Barthélemy, il vescovo da cui andremo domani. Siamo passati a salutare suo papà ancora vivente e malato di diabete e ipertensione che lo obbliga a rimane a letto. Secondo la tradizione di questi luoghi, ci ha regalato una gallina da mangiare quali suoi ospiti. Durante il rientro ci siamo fermati ad ammirare ogni tanto la bellezza della campagna ben lavorata di queste zone. È molto bello vedere i miglioramenti proprio nella tecnica di lavorazione. Tutti piccoli segni che fanno ben sperare nel futuro.
Per il pranzo ci aspettavano alcuni piatti locali preparati da delle donne della comunità.
Nel pomeriggio abbiamo avuto visita dalle suore di Makoulahé, Albertina e Assunta che ci hanno portato la posta per l’Italia e purtroppo è iniziato il triste rito dei saluti. La cena però è stata contrassegnata da un buon clima soprattutto grazie al bel carattere di suor Justine e di suor Berte. Abbiamo regalato loro un pezzo di stoffa per potersi cucire un vestito nuovo in ricordo del nostro passaggio. Dovevate vedere la loro gioia. Suor Lucia ci ha spiegato che per una donna africana è uno dei più bei regali che possa ricevere.
La prima lettura che la liturgia di oggi ci presentava parlava dell’accoglienza e di come attraverso di essa alcuni avessero accolto degli angeli. Noi non siamo degli angeli, ma sicuramente siamo stati accolti da degli angeli. Troppo bello che il cuore non è sufficientemente grande per contenere la gioia e la gratitudine nei confronti di questa terra e di questa gente che, nel passato ha riempito i nostri cuori, e ancora oggi ci ha fatto esultare di gioia. Un grazie speciale a Lucia di cui sentiremo sicuramente la mancanza. Dino in questi giorni diceva che non sarà sufficiente una cena o un gita in montagna per dire grazie, ma ci vorrà almeno un cena in ognuna delle nostre case e nemmeno così riusciremo a dire grazie di questi giorni.
Domani in tarda mattinata partiremo per Yagoua per incontrare Barthélemy e per consegnare il pick-up. Sarà sicuramente un momento importante del nostro viaggio.
Adesso a nanna perché domani sarà una giornata piena tra saluti e chilometri da percorrere.
Un abbraccio e a domani
Ad Aissà Hardè

Si prepara il cotone per la pesatura

Dal papà di Barthèlemy

Momenti di festa

Momenti di festa

giovedì 3 febbraio 2011

giovedi 3 febbraio

Carissimi tutti,
ci ritroviamo ancora una volta a sera a provare a raccogliere il vissuto della giornata. Papà è contento perché ha sentito la moglie, la lontananza comincia a sentirsi forse per il desiderio di condividere la profondità del vissuto. Oggi gita a Mokolo passando dal colle di Cosa. La strada doveva essere “bellissima” e si è rivelata invece parecchio impegnativa se pur in posti belli paesaggisticamente. È la vecchia strada, quella che arrivava dalla montagna prima della costruzione dei ponti sui mayo della pianura. Ora resta una bella strada tra le montagne e le case dei Mafa, caratteristici e ancora tradizionali. Una montagna super affollata, lavorata fino all’ultimo cocuzzolo, terrazza su terrazza, pietra su pietra. Abbiamo visitato le missioni storiche della diocesi quelle dalle quali son partiti i primi progetti della diocesi. Dopo 66km di pista arriviamo a Mokolo cittadina tipo Mora ma molto più ordinata nella costruzione perché una delle mogli del primo presidente veniva da lì. C’è ancora la pista di atterraggio dell’elicottero ormai abbandonata e forse mai usata. A Mokolo incontro con Piermario che ci racconta del centro Emmaus, e della bellissima esperienza con coppie con figli che per due anni studiano, lavorano imparano a lavorare la terra e a stare insieme. Un centro che in oltre 25anni ha formato molte famiglie diventate poi formatrici e animatrici nei villaggi. Pranzo dagli oblati dove Luca incontra père Gabi fondatore della parrocchia di Gudjindele che ha preparato il terreno ai preti italiani quando sono arrivati nel 1971. Un bagno di storia di ricordi un po’ come i vecchi che attorno a una birra raccontano aneddoti e incontri vissuti. Claudio incontra come formatore della casa un suo alunno del seminario ora sacerdote molto buono, ancora ricordi e inviti per lavorare insieme qui. Poi un passaggio veloce a vedere la scuola per sordomuti finanziata dai Sogni dei bambini di Saluzzo, due parole con una consacrata italiana e con sr Redenta (don Marco ricordi!) e riprendiamo la strada del ritorno piano piano, notando ancora più buche… Entriamo nella casa delle suore e Dino scendendo dalla macchina dice “è come se fossi passato nel tritacarne talmente ho ballato in macchina”. È proprio vero ma le strade qui son tutte così!
Arriviamo a Mora al tramonto, un attimo di riposo e messa insieme alle suore, momento importante di condivisione profonta del vissuto. Ora dopo una buona cena due parole insieme, purtroppo domani è l’ultimo giorno a Mora e cominciamo a pensare alla strada che ci aspetta, speriamo non troppo impegnativa. Lasciare Mora sarà difficile per il cuore ma… bisogna tornare altrimenti ci viene voglia di cominciare progetti etc. ma non è per ora…
Il viaggio continua, in questi giorni un viaggio di incontri, di persone conosciute con le quali abbiamo fatto un tratto di strada insieme, un tratto importante che resta in cuore. Poi a concludere ci sarà ancora strada dopo l’incontro con Barthelemy. Gustiamo questo dono e lo custodiamo in cuore nell’attesa di condividere con chi ci segue e ci accompagna. Buona notte a tutti a domani 

Case Mafa. Questa è veramente la casa costruita sulla roccia



La Campana è della conorrenza, ma ben fatta

Donne che portano a casa l'acqua

Suor Lucia

Suor Lucia con dei bimbi al Villaggio Emmaus 

mercoledì 2 febbraio 2011

Mercoledi 2 febbraio

Mercoledì 2 febbraio 2011
Oggi è stata ancora una giornata di visite.
Questa mattina abbiamo iniziato con la visita alla scuola elementare della parrocchia dove lavora suor Justine. È molto bello vedere la gioia sia negli occhi dei bambini contenti di vedere delle persone che da così lontano sono venute per incontrarli, sia negli occhi di suor Justine felice di poterci raccontare e spiegare il suo lavoro. Dato che la scuola pubblica è molto latitante e la maggior parte delle volte i maestri non hanno voglia di insegnare, la scuola privata diventa la possibilità per tanti ragazzi di poter avere una buona preparazione. Ci ha colpito la presenza in diverse classi di bambini della campagna attorno a Mora. La mancanza di scuole serie nella campagna obbliga questi bambini a fare diversi chilometri sia al mattino, sia alla sera per poter frequentare la scuola. Quando siamo arrivati si stavano esercitando per la sfilata della festa della gioventù che si terrà l’11 febbraio prossimo. Le sfilate come le parate assomigliano molto a quelle dei regimi totalitari e ricordano molto quelle dei “balilla” al tempo del fascio. La stessa divisa che ogni allievo porta quando è a scuola fa una certa impressione anche se è l’unico modo che i più ricchi non umilino quelli più poveri potendosi cambiare d’abito ogni giorno. La divisa rende, almeno durante la scuola, uguali. Non è facile per noi da accettare, ma una volta arrivati qui si riesce a comprendere.
Arrivati dalla visita alla scuola siamo partiti alla volta di Makoulahé. La missione fondata da don Biagio Chiappello sacerdote di Saluzzo dove adesso lavora un prete africano con le suore della Sacra Famiglia di Savigliano. Lì abbiamo consegnato l’assegno dei soldi raccolti attraverso Daniele, Stefania e Milena per il granaio comunitario che si era svuotato l’estate scorsa. L’incontro con le suore è stato molto bello e la loro accoglienza molto calorosa. Anche loro ci hanno fatto vedere le varie attività che portano avanti ormai da anni sia nei confronti dei giovani, delle donne e dell’animazione in generale. È sempre molto toccante vedere il desiderio di condividere con chi arriva a visitare il lavoro che si cerca di portare avanti.
Una volta arrivati a casa a Mora, nel pomeriggio siamo andati a far visita a diversi gruppi di catechesi che si ritrovano in parrocchia e abbiamo avuto la visita dei ragazzi che alloggiano al “Saré” della missione. Il “Saré” è un po’ come un collegio dove giovani che abitano lontano vivono insieme per poter frequentare le scuole secondarie presenti nella città di Mora. Il Saré era stato iniziato da don PierMario negli anni ottanta. Da allora tanti ragazzi hanno potuto studiare e con le borse di studio hanno potuto pagare le tasse scolastiche e i libri. Sono venuti per dire grazie a noi e attraverso di noi a tutti coloro che in questi anni li hanno aiutati. È bello perché questo è il futuro.
Domani partiremo per Mokolo per incontrare don PierMario che lavora al Village de l’Amitié. Passeremo attraverso la strada di Koza che si inerpica attraverso le montagne Mafa.
Buona notte a tutti e grazie ancora di seguirci con tanto affetto.
Una piccola classe di 88 allievi

A Makoulahè per consegnare i soldi per il granaio

I giovani del Sarè

Al prossimo capitolo si compreranno queste moto per le suore. Dedicato a suor Luigina

martedì 1 febbraio 2011

Martedi 01.02.2011

Carissimi tutti,
oggi discesa a Maroua 60km di strada orribile, non la ricordavamo così brutta neanche nei momenti peggiori. Ci vogliono due ore buone e tanta pazienza per non distruggere mezzi e persone.
Poi tanti incontri alla procure, la curia della diocesi che svolge moltissimi servizi dalla banca all’accoglienza ed è il cuore di ogni progetto diocesano sia pastorale sia di sviluppo umano. Abbiamo incontrato Philippe il vescovo che ci ha accolti con gioia come vecchi amici, un breve racconto del viaggio che lui aveva fatto via deserto in autostop negli anni 90. Poi alcuni aggiornamenti sulla diocesi, problemi, speranze ed infine un invito serissimo a venire a lavorare qui anche solo per qualche mese all’anno nel seminario come professori. Sarebbe una buona cosa e chissà… Non abbiate paura per il momento torniamo come promesso ma un gemellaggio scolastico sarebbe una ricchezza per tutti. Abbiamo incontrato tant persone che ci conoscevano, tanti alunni del seminario ora sacerdoti. Un bagno di cose belle.
Usciti dalla procure un po’ di buon mercato, souvenir per chi è a casa, un bagno di contrattazioni, un vero mercato, si discute su tutto, si fa finta di andarsene poi si ritorna si discute ancora e poi forse si compra.
Pranzo a Salak dopo la visita alla scuola di sr Astride, 260 bimbi su 5 classi, un canto di accoglienza due parole ai bimbi schierati e un saluto nelle aule nuove e pulite.
Nel pomeriggio ancora mercato e ritorno su una strada che a tornare ti sembra ancor peggio e che non finisce mai, fortunatamente un dolce e bellissimo tramonto. Messa serale nella cappella delle suore, momento fondamentale a raccogliere davanti a Dio il vissuto. È difficile dire grazie per tutto, speriamo che almeno ciò che ci viene regalato in questi giorni lo possiamo condividere attraverso la nostra vita.
Ora una buona tisana e poi a nanna, domani qualche lavoretto e qualche visita qui a Mora.
Continuiamo questa avventura pian piano pensando ai km che ci resteranno, per il momento gustiamo la bellezza di sentirsi a casa, accolti e coccolati. Vi portiamo nel cuore un abbraccio

Grazie al preparatore atletico. Dedicato a Paolo Voglino e famiglia

La scuola è il futuro

Il dolce tramonto

Mora, lunedì 31 gennaio 2011

Oggi giornata di riposo. Dopo tanti chilometri e tanti incontri e emozioni legate all’accoglienza della gente, oggi ci siamo riposati. Nella mattinata abbiamo fatto alcuni lavori di manutenzione alla casa delle suore. C’erano qualche serratura e qualche maniglia da riparare, fili da stendere da rimettere a posto. Giovanni non si è tenuto e ha lavato la macchina che adesso è di nuovo splendente come nuova. Sicuramente farà un’ottima figura. Le moto avevano anche bisogno di un po’ di manutenzione ordinaria. Lavato le catene e ingrassate per bene. Dato che dovremo andare dal vescovo in moto, abbiamo addirittura lavato le giacche e i pantaloni per la moto. Adesso sembrano nuovi.
Visto il caldo che come dicono le suore è arrivato in anticipo, e non abituati al questo sole, ci siamo stancati parecchio ed eravamo senza forze. Dalle nostre parti c’è l’espressione “bravo come il sole”, penso che qui non varrebbe la stessa cosa perché qui il sole picchia con una tale violenza che ti toglie le forze.
Nel pomeriggio siamo andati a fare visita a suor Berte che sta portando avanti l’attività dell’alfabetizzazione in uno dei quartieri più poveri della città di Mora. L’incontro con questa realtà è stato molto toccante. Bello vedere nella cappellina, riuniti attorno a quello che durante la preghiera è l’altare, gente di ogni età dai piccoli agli adulti per imparare a leggere e a scrivere e far di conto. Ci ha toccato la dedizione con cui suor Berte si occupa di loro e con che impegno si prepara. L’alfabetizzazione è una delle attività chele suore portano avanti come in tante altre missioni qui. Come in tante altre attività ai partecipanti viene chiesto di partecipare alle spese e non avendo disponibilità di soldi si paga portando alcuni chilogrammi di miglio.
Colpisce la dedizione con cui le suore portano avanti tante attività per far crescere la gente più semplice donando loro le possibilità di riscattarsi almeno non facendosi imbrogliare. È necessario proprio credere che anche il piccolo seme gettato in un terreno apparentemente arido potrà portare frutto in un tempo che non ci è dato conoscere e che non è nelle nostre mani.
Sta sera le suore ci hanno fatto una piccola festicciola di benvenuto. È meglio farlo prima dell’ultimo giorno, ci hanno detto, perché altrimenti le emozioni diventano troppo grandi da gestire. È stato molto bello e toccante e il regalo che ci hanno fatto è il classico copricapo della gente del deserto per ricordarci l’impresa che abbiamo fatto.
Domani scendiamo a Maroua per salutare il vescovo e andare a salutare le suore giuseppine che lavorano a Salak.
Un abbraccio forte a tutti.